März 5, 2017 Aufruf 2017

(italian call) Call per lo spezzone radicale alla manifestazione per la giornata di lotta internazionale delle donne* 2017

Da più di 100 anni ogni 8 marzo ricorre la giornata internazionale delle donne*. Finché esisterano sessismo e patriarcato, questo giorno rimarrà importante per ricomporre le lotte femministe e renderle visibili. E‘ importante opporsi combattivamente al rafforzarsi di forze reazionarie e antifemministe come l’AfD, il Front National, Donald Trump, il dibattito attuale sull’aborto in Polonia o la legalizzazione di violenza domestica in Russia. Il nostro scopo è uno solo: distruggere i rapporti di genere e del patriarcato!

 

Cos’è che volete ancora?

 

La lotta per la parità tra “uomo” e “donna” sembra essersi ormai risolta da tempo, per la società mainstream. Quello che molti intendono, però, è un’accezione primariamente giuridica della parità: le donne* hanno gli stessi diritti, possono lavorare, possono fondare una famiglia e teoricamente anche fare carriera. E‘ vero che negli ultimi decenni la situazione giuridica e lavorativa delle donne* nella Repubblica Federale Tedesca è migliorata notevolmente, grazie alle lotte femministe. Però l’apparenza – di stampo borghese –  inganna. Le donne* continuano a guadagnare in media, per lo stesso lavoro, meno degli uomini – in media il 21% in meno. La percentuale di donne* che vivono sotto la soglia della povertà è più alta di quella degli uomoni, soprattutto in età avanzata o come madri single. Le donne* continuano inoltre a svolgere la maggior parte delle mansioni di cura e domestiche non retribuite. Ancora più capillare è l’ideologia basata sull’immagine della donna nella famiglia ristretta eteronormativa. Alle donne* continua ad essere attribuita ancora oggi una maggiore responsabilità nel far funzionare e relazioni sociali. Fanno le faccende domestiche, allattano i figli, ascoltano i mariti e supportano emotivamente chi le sta intorno.

Anche coppie che si sentono emancipate spesso non riescono a evitare una distribuzione iniqua del lavoro di riproduzione. Se una donna* non corrisponde a quest’immagine esemplare precostituita, viene facilmente criticata. Sono soprattutto coloro che non vi rientrano ad essere maggiormente esposti alla violenza dell’ordine eteronormativo. Persone trans* fanno esperienza quotidiana di questa violenza e vengono patologizzate e discriminate, se non si assoggettano all’imposizione della norma binaria del genere. Persone i cui corpi alla nascita non corrispondono a tale binarità vengono resi conformi chirurgicamente. L’idealizzazione della donna* eterosessuale, che svolge il proprio dovere di riprodurre non può non implicare una propaganda antifemminista, transfobica, omofobica e interfobica.

 

making feminism a threat to capitalism
Criticare la relazione di genere significa attaccare il patriarcato. Il capitalismo contemporaneo fa da base al patriarcato. Il lavoro non retribuito che le donne* praticano nella famiglia funge da carburante indispensabile alla società capitalista – senza di esso la società attuale non potrebbe affatto funzionare.

Le donne* riproducono nuove lavoratrici e nuovi lavoratori, svolgono mansioni di cura lungo il corso di tutta la vita e così facendo mantengono in vita il ciclo produzione-riproduzione. Nel momento in cui poi svolgono anche lavoro salariato per emanciparsi dal bread winner della famiglia, si apre un nuovo potenziale per il mantenimento della crescita economica, condizione essenziale per la riproduzione del sistema capitalista.

Anche le iniziatrici del Vertice delle Donne 20 (W20), che si terrà a Berlino dal 25 al 26 aprile 2017, seguono questa stessa logica del capitale.[1] Parità dei diritti, per loro, significa rendere utilizzabili le “risorse” e il potenziale femminili. Il gruppo di dialogo del W20 suggerisce infatti, in preparazione del vertice: “Diversità e pari opportunità di partecipare sono essenziali per una crescita stabile, sostenibile e capace di durare, di un’economia e una società stabili, mentre sistemi omogenei nascondono rischi e insicurezze. … La forza economica delle donne, perciò, è fondamentale per la crescita economica, per un’economia stabile e uno sviluppo sociale”.

La parità di diritti diviene quindi il requisito della società moderna capitalista, in cui nessun potenziale può rimanere inutilizzato. Le donne*, aiutando a correggere le inefficienze economiche, dovrebbero creare vantaggi sia per il sistema che per la Germania in quanto economia nazionale. Avviene qui un capovolgimento di due rivendicazioni del discorso femminista: la partecipazione al mercato del lavoro, e a posizioni manageriali, viene equiparata a quella degli uomini e giustificata con la necessità che le donne apportino al sistema le svariate competenze che esse hanno “per natura”. Il capitalismo coopta così anche la diversità: ad esempio quando si parla di cosiddette “soft skills”, partendo dal presupposto che le donne sono diverse per natura, e che tale diversità aiuti le imprese ad alzare il livello di produttività.

Uguaglianza di diritti, ma per chi?

 

Le donne* attive sul mercato del lavoro sono soggette a un doppio sfruttamento: quelle che cercano di combinare carriera e famiglia – cosa che viene oramai richiesta alla donna* contemporanea e super-emancipata – devono organizzare il lavoro di riproduzione in una nuova maniera rispetto al passato. Oggi attraverso un’app si accede a forza lavoro a basso cost. Sempre più spesso ad occuparsi dei figli è una “nanny” migrante, che nella maggior parte dei casi lavora senza avere copertura sociale e sanitaria. La casa viene pulita dalla donna* delle pulizie, che con il proprio stipendio mantiene la famiglia all’estero.

Oltre alla violenta stigmatizzazione della lavoratrice di cura nel paese di origine, e all’accusa di star trascurando i propro obblighi familiari, questa forma della migrazione ha come conseguenza il fatto che nella famiglia di origine si crea a sua volta un vuoto di cura. Poiché le donne* che sono attive nel settore della cura non sono più in grado, per via del basso salario, di pagare qualcun’altra, come farebbe la donna* privilegiata, questo vuoto viene riempito dai membri della famiglia rimasti a casa. I compiti della riproduzione e della produzione vengono così ridistribuiti su scala globale, senza che avvenga una ridistribuzione sostanziale tra i generi.

 

Anticamere in fiamme anziché femminismo d’élite

 

La parità di diritti che viene richiesta dal vertice W20 agli stati del G20, poggia dunque sullo sfruttamento di donne precarizzate, e diventa così una farsa. Finché non ci si impegnerà a pensare come la riproduzione della società possa avvenire al di fuori dello sfruttamento delle donne* e della famiglia piccolo-borghese, la parità di diritti così come proposta dal W20  potrà venire estesa solo alle donne* che se la possono permettere. Tutte le altre  devono invece sopportare in silenzio il doppio sfruttamento, o, nel caso ideale, organizzarsi collettivamente contro questo e altri soprusi. Per noi, femministe radicali, questa parità non è né una tappa, né il punto d’arrivo delle lotte femministe.

L’idea che la partecipazione al mercato del lavoro sia sufficiente per potersi emancipare completamente, si basa su una concezione idealizzata del lavoro salariato, ideologicamente e colpevolmente cieca allo sfruttamento capitalistico. L’integrazione delle donne* nei rapporti capitalistici non ha un potenziale genuinamente emancipatore. Anche stili di vita e forme di famiglia alternativi spesso si adattano bene al mercato di lavoro contemporaneo, che richiede flessibilità e creatività. Se ignoriamo ciò, le rivendicazioni femministe rimarranno sul livello del riconoscimento culturale, dove spesso vengono cooptate nel risignificamento della messa a valore capitalista e vengono perciò messe a profitto. Proprio per questo abbiamo bisogno di una critica radicale a tutti i rapporti di dominanza strutturale.

E quindi continuiamo a dire: l’unica emancipazione possibile è quella della società intera! Il nostro femminismo continua ad essere anticapitalista e antirazzista!

Partecipate numeros* nello spezzone radicale della manifestazione nel giorno di lotta della donna* 2017!

 

* Abbiamo aggiunto ai concetti di “donna” e “uomo” l’asterisco. Come il Gender Gap anche l’asterisco sta a evidenziare che esistono diversi concetti di identità maschile e femminile, e  che esistono persone che non si ritrovano in questa binarità. Allo stesso tempo, la binarità dei generi è una relazione sociale potente, e deve perciò essere nominata come tale. I concetti di “donna” e uomo” non indicano qualcosa di naturale, bensì sono posizioni all’interno di questa relazione.

 

[1] Il vertice Women20 verrà organizzato dalla “Confederazione delle imprenditrici tedesche” e dal “Consiglio tedesco delle donne” in vista del vertice G20. Il W20 ha lo scopo di portare al grande vertice anche la prospettiva della donna imprenditrice. Angela Merkel, nel suo ruolo di presidentessa del G20, raccoglierà le rivendicazioni elaborate dal W20 inun comunicato conclusivo e le porterà al G20.

Written by feministthreat